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sabato 13 maggio 2023

POSTE ITALIANE, SEI QUESITI IN CERCA D'AUTORE

In tanti lamentano dette problematiche, tuttavia le denunce vere e proprie sono ancora troppo poche e solo alcuni chiedono il riconoscimento delle ore eccedenti come lavoro straordinario. La maggior parte preferisce “regalare” all’azienda la propria prestazione lavorativa aggiuntiva

PISTOIA. La nota denuncia dell’ex postino Carmine Pascale, originario di Montella, in provincia di Avellino, sulle impietose condizioni di lavoro dei portalettere precari di Poste Italiane, sembra aver squarciato il sottile velo dell’apparenza che copriva il volto di una delle più grandi società a partecipazione statale, circa il 65%, del Paese: straordinari fantasma, pressioni, stress e mancata sicurezza gli aspetti pubblicamente denunciati. 

Le pressanti richieste lavorative spingono i precari, illusi dal posto fisso, a lavorare oltre l’orario previsto, due o tre ore al giorno non pagati. Addirittura, alcuni lamentano di raggiungere il posto di lavoro prima dell’inizio del turno per portare a termine i compiti assegnati. 

Ansia, paura di non farcela, stress e orari interminabili contribuiscono ad aumentare sensibilmente il rischio di incidenti oltre a influire negativamente sullo stato di salute.

Com’è possibile che parte dei dipendenti di Poste Italiane, oltre ad effettuare straordinari mai riconosciuti, lavorino in condizioni degradanti e irregolari?

Poste Italiane ogni anno arruola migliaia di nuovi lavoratori precari pur avendo a disposizione una graduatoria di ben 9320 ex dipendenti (alla data del 30 marzo 2023) dalla quale poter attingere tutte le risorse necessarie. In proporzione, solo una piccola parte viene stabilizzata. 

Difficile pensare che possa trattarsi esclusivamente di esigenze temporanee di lavoro visto i grandi numeri in gioco, a maggior ragione dopo il recente “svelamento” degli straordinari non pagati. Numeri che andrebbero rivisti al rialzo, considerando che solo chi arriva a maturare almeno sei mesi di lavoro in Poste può entrare in graduatoria per future stabilizzazioni.

Com’è possibile che Poste Italiane, pur contando sulla presenza di sindacati interni che dovrebbero occuparsi delle necessità e dei bisogni di tutela dei lavoratori, si sia trasformata in una fabbrica di precariato macina profitti, ma anche diritti?

Calano i diritti dei lavoratori ma crescono gli utili! Sui media nazionali i risultati raggiunti da Poste sono celebrati con puntualità e grande entusiasmo. Al contrario, la “notizia” degli straordinari non pagati e in generale delle pessime condizioni di lavoro riservate ai precari, che pur riguarda Poste, sembra essere sfuggita. 

Il ruolo della stampa dovrebbe essere quello di formare i cittadini a cercare la verità, con obiettività e trasparenza, sulla base di informazioni non manipolate o al servizio di un interesse. La libertà di stampa, pilastro della nostra Costituzione, è essenziale per una società libera. In questo caso appare in declino.

Com’è possibile che la stampa nazionale, pur essendo quasi certamente a conoscenza dello stato in cui versano migliaia di portalettere precari alle dipendenze di Poste Italiane, neppure ne parli?

Carmine ha raccontato la sua storia innanzitutto attraverso i social e qui in tanti hanno confermato la durezza delle condizioni di lavoro, all’insegna di straordinari non pagati e diritti negati, cui sono sottoposti i lavoratori con contratto a termine arruolati da Poste. 

Tracciando un resoconto sulle decine e decine di messaggi di stima e solidarietà ricevuti, pubblici e privati, nonché sulle numerose recensioni online, sembra venir fuori quasi un bollettino di guerra: diritti negati e ore non pagate sono diventate la normalità di questo lavoro. 

Davvero in tanti lamentano dette problematiche, tuttavia le denunce vere e proprie sono ancora troppo poche e solo alcuni chiedono il riconoscimento delle ore eccedenti come lavoro straordinario. La maggior parte preferisce “regalare” all’azienda la propria prestazione lavorativa aggiuntiva.

Com’è possibile che nessuno indaghi sulla verità? Quante ore – pagate e non pagate – e in quali condizioni lavorano i portalettere con contratto a termine di Poste Italiane?

Poste Italiane attua un vero e proprio ricatto sociale nei confronti dei lavoratori precari che per forza di cose devono lavorare in silenzio, senza poter far valere i propri diritti. Guidati dall’illusione di ottenere un contratto a tempo indeterminato dopo dodici mesi, la maggior parte accetta di subire le condizioni imposte dai capi, spesso andando a discapito degli essenziali diritti in materia di salute e sicurezza. Inoltre, secondo un diffuso “luogo comune”, richiedere il pagamento dello straordinario non riconosciuto precluderebbe la possibilità di future stabilizzazioni. In molti, infatti, hanno paura di subire delle ritorsioni sul lavoro o, addirittura, di perdere la propria occupazione. In un Paese democratico è inaccettabile sottostare a simili diktat.

Negli ultimi mesi, la stampa provinciale di mezza Italia, con serietà e professionalità al servizio della gente, ha rilanciato la denuncia sulle condizioni di lavoro dei portalettere precari suscitando profonda indignazione e riprovazione nell’opinione pubblica.

Com’è possibile che, nonostante il clamore mediatico suscitato, nessuno dei sindacati concertativi abbia fatto chiarezza sullo “scandalo” degli straordinari fantasma?

Il caso mediatico scoppiato intorno all’ex postino Carmine Pascale è emblematico del modo di operare dell’azienda nei confronti dei precari. Potrebbero essere migliaia i lavoratori a cui non sono stati riconosciuti gli straordinari. Tutto lascia presagire che lo sfruttamento del precariato sia frutto di una strategia aziendale ben studiata per aumentare i profitti e massimizzare i risultati, giocando sulla pelle dei lavoratori, giovani e meno giovani. 

Ciò nonostante, “per il quarto anno consecutivo Poste Italiane è tra i migliori datori di lavoro secondo il Top Employers Institute grazie alle sue politiche di valorizzazione delle risorse umane basate sui principi di benessere dei dipendenti, equità e merito.” (Fonte: TG Poste del 18 gennaio 2023)

Com’è possibile che un’azienda certificata Top Employer per la quarta volta consecutiva sembra rivelare notevoli criticità proprio in termini di diritti, salute e benessere dei lavoratori?

Top Employers Institute è l'ente di certificazione internazionale, nato oltre 30 anni fa, che valuta e certifica le eccellenze delle condizioni di lavoro in 121 Paesi di tutto il mondo.

Poste Italiane, dopo circa due mesi dall’exploit degli straordinari fantasma, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione pubblica in merito alle controversie denunciate.

[carmine pascale]


martedì 2 maggio 2023

precari poste italiane. PERCHE' NESSUNO INDAGA SULLA VERITA'?

Le testimonianze di alcuni lavoratori in Poste Italiane Spa raccolte sulla pagina facebook  “Precari Poste Italiane”

La situazione precaria dei portalettere
PISTOIA. «Io mi sono sacrificato facendo tantissime ore di straordinario non pagato in 348 giorni di lavoro come CTD in Poste Italiane. Ho detto sempre sì a testa bassa, sperando che mi avrebbero premiato per l’impegno facendomi concludere con 365 giorni. Facevo orari assurdi: timbravo l’entrata alle 7:00 di mattina e ogni giorno non uscivo prima delle 20:00. Per un anno quasi ogni giorno così. Poi mi sono svegliato e ho capito di vivere in Italia». Trapela delusione e amarezza nelle parole di Mario, uno dei tanti precari assunti da Poste Italiane, lasciato nel limbo dell’incertezza dopo aver concluso il percorso lavorativo con il colosso giallo-blu.

Tra la mancanza di meritocrazia e la poca trasparenza i lavoratori sono sempre più insoddisfatti. I contratti a termine solitamente hanno la durata di pochi mesi e vengono rinnovati preferibilmente a chi non rivendica i propri diritti, fino ad un massimo consentito dal Decreto Dignità di 12 mesi. La graduatoria per le future stabilizzazioni è stilata in base all’anzianità di servizio e viene aggiornata ogni anno. Di conseguenza, chi è in graduatoria viene scavalcato nelle stabilizzazioni da chi ha avuto la “fortuna” di lavorare appena qualche giorno in più. L’attuale procedura di assunzione favorisce logiche clientelari e alimenta una subdola guerra tra poveri.

Piera ha voluto raccontarci la sua storia, con una lettera arrivata sulla posta della pagina “Precari Poste Italiane”: «Buonasera, ho svolto per 12 mesi la mansione di portalettere come CTD a Napoli. 12 mesi, 12 ore di lavoro al giorno, mai pagati gli straordinari: "se vuoi essere rinnovata, lavora in silenzio". Così ho fatto! Per 12 mesi, dimagrendo oltre dieci chili, non avevo nemmeno il tempo di pranzare! Quando tornavo a casa volevo stare sola in una stanza. Ero stremata. Credevo che una volta stabilizzata le cose sarebbero cambiate. Ora sono indeterminata part-time in Veneto: entro alle 10:00 ed esco alle 20:00! Non ho mai guadagnato un euro di straordinario. Nessuno mi tutela. Se rispetto il mio orario, portando roba indietro, vengo mortificata! Vorrei tanto lasciare, credetemi, ma non sarebbe giusto».

Addirittura, alcuni lavoratori ci informano che i precari raggiungono il posto di lavoro prima dell’inizio del turno, senza timbrare il cartellino: «Purtroppo, i CTD non possono rispettare l’orario poiché sanno che non verrebbero rinnovati. Ogni giorno li vedo entrare due ore prima e non possono timbrare il cartellino ma vengono lasciati comunque all’interno dell’ufficio a lavorare, e i preposti ne sono consapevoli». Cosa accadrebbe qualora, in quelle ore, dovesse verificarsi un incidente?

A seguito della recente ondata informativa in merito agli straordinari “fantasma” di Poste Italiane, una voce coraggiosa, CTD in provincia di Trieste, non ci sta e difende i propri diritti: «Io ho intenzione di richiedere lo straordinario non pagato. Non lo faccio per i soldi credetemi, lo faccio per giustizia personale, il mese di dicembre sarei potuto stare molto più tempo con i miei figli anziché tornarmene per le 19:00 ogni sera. Avrò lavorato, solo nel mese di dicembre, dalle 30 alle 40 ore in più non pagate».

«Tutti dovrebbero richiedere le ore di straordinario non pagate, soprattutto dopo aver terminato il contratto». Chiara, giovane portalettere in provincia di Foggia, esorta i colleghi a perseverare sulla strada del coraggio e della giustizia: «Durante il periodo contrattuale, siamo stati soggetti ad ogni tipo di “minaccia” e dato che eravamo l’ultima ruota del carro non potevamo avanzare pretese, altrimenti non ci avrebbero rinnovato. Il nostro direttore, quando il covid non si sapeva cosa fosse, ci disse: “Quelli a tempo indeterminato si sono presi tutti i permessi congedo per covid. Voi cosa volete fare?”. 

Eravamo quattro CTD con i contratti in scadenza e portammo avanti l’ufficio da soli, senza neanche i DPI. Le mascherine erano introvabili. Abbiamo fatto ore ed ore di straordinario in quel periodo. Se ci hanno riconosciuto un terzo di quelle ore è stato pure tanto».

Com’è possibile che parte dei dipendenti di Poste Italiane lavorino in condizioni degradanti e irregolari? In media, quante ore al giorno – pagate e non pagate – lavorano i portalettere con contratto a termine? Perché nessuno indaga sulla verità?

Ricordiamo che la società è controllata dallo Stato italiano attraverso partecipazione maggioritaria al 65% circa.

Ci ha colpito in particolare la vicenda descritta da una lavoratrice: «Mia figlia, di 12 anni, per stress dovuto ai miei orari interminabili ha avuto una forte depressione con autolesionismo. Un giorno mi chiama mio figlio, di 15 anni, dicendomi che si era chiusa in bagno e si era tagliata tutta. Ovviamente torno in ufficio riportando posta e pacchi, spiego la situazione e mi viene risposto: “almeno i pacchi urgenti dovevi consegnarli!” Fanno s****o».

Poste Italiane o fabbrica dell’orrore? Cosa accade nelle periferie di questo Paese? Ansia, paura di non farcela, stanchezza e calo della concentrazione dovuti ad orari di lavoro interminabili contribuiscono ad aumentare il rischio di incidenti stradali mettendo in pericolo la propria vita ma anche quella altrui. In tanti ci hanno segnalato anche la presenza di mezzi obsoleti e fatiscenti. In queste condizioni, quanto vale la sicurezza di chi lavora sulla strada?

«Sono indeterminato – afferma Daniel – ma la situazione a volte non cambia così tanto. Nessuno ci tutela. I sindacati sono tutti complici di questo sfruttamento che va avanti ormai da anni. Ed è tutto risaputo, è l’Italia che va così, mafia e omertà».

Questa è l’Italia di oggi?

Fabio, portalettere in pianta stabile, ci offre una preziosa riflessione sulla cultura sindacale all’interno dell’azienda: «Lavoro in Poste Italiane da 12 anni. Devo dire che le denunce sulle irregolarità sono molto rare nel nostro ambiente di lavoro, sottaciute da una prassi consociativa e clientelare che lega le mani anche dal punto di vista sindacale. Io in passato ho provato a far emergere qualcosa, ne ho ricavato emarginazione a livello lavorativo e un nulla di fatto in generale, ma credo che avere uno spirito libero che ci consente di dire ciò che pensiamo e non girarci dall’altra parte, sia impagabile».

Per ragioni di anonimato espressamente richieste sono stati adoperati degli pseudonimi nel riportare le sopraesposte testimonianze.

Precari Poste Italiane

Carmine Pascale