mercoledì 5 ottobre 2011

La Chiesa di Pistoia ha un nuovo programma triennale. Più attenzione per i battesimi, più cura nella preparazione delle omelie, più comunione interna.




PISTOIA – “Raccontarci come Chiesa”. E’ il concetto che lega le 38 pagine di un fascicolo (“Programma pastorale diocesano 2011-2014”) presentato in assemblea dal vescovo di Pistoia  Mansueto Bianchi e indirizzato a tutte le componenti della chiesa pistoiese: sacerdoti e diaconi, religiose e religiosi, laici.

Introdotta dal vicario per la Pastorale, don Cristiano D’Angelo, dopo la relazione di mons. Bianchi l’assemblea si è divisa in vari gruppi di lavoro. Questi hanno affrontato alcuni tra i profili specifici del programma pastorale (itinerario catechistico, pastorale giovanile, Parrocchie in alleanza, Gruppi di ascolto, Caritas e nuovi stili di vita) per poi tornare in assemblea con una prima condivisione di quanto emerso.

Mons. Bianchi ha precisato che il programma triennale rappresenta “la prima tappa di un itinerario ancora più vasto”. Sarà infatti seguito da altri due programmi, per i trienni successivi, in modo da posizionarsi sul grande cammino che la Chiesa italiana sta percorrendo per tutto il secondo decennio del nuovo secolo.

Non è un elenco di tutte le attività ordinarie – ha proseguito il vescovo – ma sono alcune priorità e alcune attenzioni. Il “racconto” della comunità ecclesiale sarà portato avanti secondo un documento (la “Lumen Gentium”) del Concilio Ecumenico Vaticano II: al primo triennio (la Chiesa come “mistero”) seguiranno gli altri due dedicati alla Chiesa come “comunione” e come “missione”.

Ricordato come il concetto biblico di “mistero” non consenta spazi “di buio” ma presupponga “un di più di luce”, il vescovo si è appassionato, anche alzando il tono di voce, sulla necessità “di amarla di più, questa nostra Chiesa di Pistoia” mentre il rischio è quello, anche localmente, di essere “più amanti della critica che dell’amore”.
Il vescovo si è a lungo soffermato su una delle priorità centrali del Programma: l’iniziazione cristiana con specifico riferimento al Battesimo dei bambini. In una fase storica nella quale, ormai, quasi la metà dei matrimoni celebrati o delle convivenze non incontra più la Chiesa cattolica ma dove i battesimi dei bambini superano il 90%, Bianchi chiede molta più attenzione su questo aspetto.

“Potremmo anche accorgerci – ha proseguito Bianchi - che il Signore ci sta aprendo una porta enorme. Non sarà questa una grazia che il Signore ci offre per farci evangelizzare dai lontani? Non sarà una occasione anche per cambiare il nostro linguaggio? E per prendere sul serio la gente?”. Sacerdoti e laici - attraverso i Battesimi dei bambini che, nonostante tutto, la stragrande maggioranza delle coppie ancora richiede - hanno “grandi occasioni per evangelizzare” un contesto all’apparenza distante.

Il vescovo si è quindi soffermato su altri temi: una maggiore preparazione alle omelie domenicali (tutti i giovedì d’Avvento, nelle mattine, a Villa Rospigliosi si svolgeranno incontri per preparare le omelie delle domeniche successive), la riproposizione del gruppi di Ascolto della Parola (piccoli gruppi di laici che si ritrovano, a periodicità fissa, nelle abitazioni per leggere la Bibbia). Sulla pastorale giovanile (“In passato si è fatto molto e con risultati importanti, ma adesso si tratta di costituire percorsi locali, con opportune strategie di ascolto, sostenendo le singole parrocchie e i vicariati”), il vescovo di riferito di aver chiesto a don Simone Amidei, fino ad ora direttore dell’Ufficio in diocesi, di continuare a Roma i propri studi. Dovrà quindi essere trovata una nuova soluzione per quell’ufficio.

A proposito di Caritas, confermata la necessità di costituire in ogni parrocchia uno specifico gruppo, mons. Bianchi ha sottolineato l’urgenza di uno strumento per studiare, sul concreto territorio diocesano, le forme di disagio derivanti dalla carenza o dalla perdita del lavoro. Sarà dunque presto costituito quel “tavolo lavoro” già annunciato dallo stesso mons. Bianchi nell’omelia 2011 di San Jacopo.

Su un altro punto, la formazione presbiterale all’unità interna, mons. Bianchi ha evidenziato l’importanza della comunione (“Stiamo camminando su questa strada, ma abbiamo bisogno di non arrenderci, di non lasciarci trascinare via dal pessimismo o dal disfattismo che trovano speaker anche in mezzo a noi”). Notate “specifiche difficoltà sulla strada dell’unità” (“non ci conosciamo abbastanza, vi sono notevoli differenza d’età, orientamenti teologici anche marcatamente diversi che tendono a contrapporsi, nazionalità e formazioni e culture diverse, spigolosità di caratteri e forse qualche volta anche un po’ di peccato. Coraggio, sembra d’essere nel gruppo apostolico”). Esistono però anche “lunga e tenace fedeltà di servizio e di amore a questa Chiesa e a questa gente”. Insomma: più fraternità e più unità.
Bianchi ha infine informato su due decisioni: stabilizzare (“come celebrazione diocesana”) la vigilia della Pentecoste ed effettuare il prossimo pellegrinaggio diocesano (estate 2012) in Giordania e sul Monte Sinai.

Fonte: Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Pistoia


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